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Raw, report della puntata del 16 marzo 2026

Redazione 18 Marzo 2026

San Antonio consegna un Raw pieno di incastri in vista di WrestleMania 42. La puntata tiene insieme parecchie linee: la prima difesa di AJ Lee da campionessa Intercontinentale, l’open challenge di Penta, il ritorno in scena di Roman Reigns e soprattutto un avvio che spalanca una porta pesante sulla card dello Showcase of the Immortals.

Perché basta il primo segmento per alzare subito il volume. Seth Rollins porta sul ring la sua Vision, Paul Heyman si presenta malconcio ma ancora in piedi, Brock Lesnar entra per fare piazza pulita e Oba Femi sceglie proprio quel momento per piantare la sua bandiera. Da lì in poi Raw scorre con il passo di una puntata che vuole mettere facce, titoli e rancori tutti nella stessa direzione.

Oba Femi stende Brock Lesnar e si prende l’apertura di Raw

La puntata si apre con Seth Rollins e la sua legione di uomini mascherati. Il Visionario non si limita a lanciare una provocazione, ma promette di distruggere la sua stessa Vision e avverte chiunque abbia scelto di stare dalla parte di Paul Heyman che la condanna è già stata firmata. Heyman si presenta ferito, teso, meno elegante del solito ma ancora lucidissimo quando si tratta di chiamare il nome giusto.

Quel nome è Brock Lesnar. Il Beast entra e il segmento cambia subito temperatura. Lesnar ripulisce il ring. Suplex contro la barricata, uomini scaraventati sui gradoni, corpi che volano da una parte all’altra del ringside. È una bonifica. I piani di Rollins saltano in pochi secondi e l’impressione è che stia per saltare anche il resto.

Poi parte la musica di Oba Femi che va dritto verso Lesnar, gli si pianta davanti e, senza troppi preamboli, lo solleva e lo schianta al tappeto con la Fall from Grace. È il colpo che firma l’intero blocco iniziale e che consegna a Raw una delle immagini più forti della serata.

El Grande Americano ruba la vittoria all’Original

Il primo match della serata mette di fronte i due El Grande Americano, con il nuovo arrivato accompagnato da Los Americanos. L’Original parte meglio e, soprattutto, dà la sensazione di leggere il match con maggiore pulizia. Si libera delle interferenze, spezza il ritmo del rivale e quando riesce a portare la contesa al centro del ring lavora con un arsenale molto riconoscibile, fino a chiudere un ottimo Ankle Lock che costringe l’altro Americano a cercare le corde.

Il problema, per lui, è che il match non resta mai confinato tra arbitro e avversario. Rayo Americano si intromette nel momento giusto, Bravo si tiene pronto sul bordo del ring e l’Original si vede sfilare un conteggio che aveva praticamente già costruito. La contesa si sporca sempre di più, e da lì in avanti il dettaglio decisivo arriva dall’esterno.

Bravo infatti riesce a infilare una placca d’acciaio nella maschera del suo compagno. L’Original non se ne accorge, sale sulla terza corda e prova a chiuderla con il Diving Headbutt. L’impatto però è contro il metallo nascosto. Il colpo lo manda fuori giri all’istante.

L’altro El Grande Americano non deve fare altro che coprirlo e incassare una vittoria sporca.

Danhausen spunta con il Cannonhausen

Durante l’intermezzo trova spazio anche Danhausen, che trasforma pochi minuti di televisione in un siparietto. Si presenta al pubblico di San Antonio, recupera il proprio merchandising e poi tira fuori il Cannonhausen, un gigantesco cannone spara-magliette che diventa il centro della scena.

Il segmento vive tutto sul contrasto tra l’assurdità dell’oggetto e la totale naturalezza con cui Danhausen lo maneggia, come fosse il più logico degli accessori da show. Tra una maglietta sparata sugli spalti e una battuta lanciata al pubblico, il tutto si chiude con il solito repertorio di maledizioni, nonsense e autopromozione.

AJ Lee respinge Bayley nella sua prima difesa titolata

La prima difesa di AJ Lee da Women’s Intercontinental Champion arriva contro Bayley, e il match evita subito il tono da semplice tappa di passaggio. Bayley capisce presto che per staccare la cintura all’amica serve una versione più aggressiva di sé stessa, così cambia marcia e comincia a lavorare il match con maggiore durezza. Trascina AJ al tappeto, insiste con una Half Crab tirata bene al centro del ring e la costringe a cercare ossigeno più che ritmo.

AJ risponde con il proprio repertorio più nervoso, fatto di accelerazioni improvvise, ginocchiate e tentativi di Shining Wizard, ma Bayley ha studiato bene la campionessa e riesce a leggerne parecchie soluzioni. La sfidante trova anche una Bayley-to-Belly che vale un conto pesante, uno di quelli che costringono AJ a dimostrare subito se il titolo le sta davvero addosso oppure no.

Il passaggio decisivo arriva dalla terza corda. Bayley sale per l’elbow drop, ma trova il vuoto. AJ le si avvita addosso con tempismo e precisione, chiude la Black Widow e stringe fino a quando Bayley non è costretta a cedere. La campionessa inaugura così il suo regno con una difesa piena, costruita sulla capacità di punire l’errore più grosso dell’avversaria.

Becky Lynch perde il controllo e aggredisce AJ Lee

La celebrazione di AJ dura pochissimo, perché Becky Lynch sceglie il dopopartita per scaricare mesi di frustrazione. L’irlandese arriva alle spalle della campionessa e parte subito con un’aggressione feroce, senza pretesti, senza introduzioni e soprattutto senza la minima intenzione di fermarsi dopo il primo colpo. È praticamente un pestaggio: Becky colpisce AJ a terra, insiste, la travolge mentre gli ufficiali tentano di separarle e lascia scorrere tutto il rancore accumulato.

Il momento più pesante? Quando Lynch afferra la cintura e la usa come arma sul volto di AJ. Da lì il segmento smette di essere un attacco post-match e diventa una rivendicazione sporca, rabbiosa e personale.

Penta tiene il titolo contro Dragon Lee

L’open challenge di Penta trova in Dragon Lee uno sfidante tutt’altro che ornamentale. I due non partono a raffica, ma scelgono una costruzione più misurata, quasi a prendere le misure dell’altro prima di aprire il gas. Il campione lavora con il suo solito equilibrio tra ferocia e controllo, Dragon invece prova a spezzarne i tempi con improvvise accelerazioni e con un uso intelligente dello spazio.

Quando il match sale di giri, la qualità si alza di colpo. Penta trova il tope con hilo, Dragon risponde con grande pulizia e costruisce il tratto migliore della contesa mettendo insieme una sequenza che sembra poterlo portare al titolo. Prima una Styles Clash, poi il corkscrew suicide dive, poi ancora la Operation Dragon: tre colpi grossi, tre momenti in cui il campione appare costretto a rincorrere.

Penta però non si scompone fino in fondo. Aspetta l’istante giusto, aggancia Dragon Lee proprio quando questo tenta di stringere il cerchio e lo pianta con la Mexican Destroyer. È una chiusura improvvisa, ma non gratuita: il riflesso di un campione che, messo sotto, conserva comunque la lucidità del colpo risolutore.

Nattie piega Maxxine Dupri e le impartisce una lezione

Il confronto tra Nattie e Maxxine Dupri porta sul ring il rancore tipico dei rapporti incrinati tra maestra e allieva. Nattie imposta la contesa in chiave soffocante, cerca subito la rear naked choke, comprime gli spazi e prova a ricordare a Maxxine che vincere una cintura non equivale a completare il proprio apprendistato.

Maxxine, però, non subisce e basta. Al contrario, mostra in più di una circostanza di aver assorbito davvero qualcosa dal lavoro al Dungeon. Risponde con un Ankle Lock, trova buoni contrattacchi e riesce perfino a far sbandare Nattie in alcuni passaggi dove il tempismo la assiste.

Quando però il match entra nella fase decisiva, l’esperienza della veterana prende il sopravvento. Nattie le sega la base, la piega sul tappeto e infila la Sharpshooter trascinandola lontano dalle corde. A quel punto la fuga non esiste più. Maxxine cede e Nattie si prende il match.

Randy Orton rinuncia all’intervista e si definisce un killer

Annunciato per un’intervista, Randy Orton decide di sottrarsi al formato e di usare il collegamento solo per lasciare un messaggio. Niente domande, niente botta e risposta e niente tentativo di spiegare o attenuare quanto accaduto a SmackDown il 13 marzo.

Dice che da venerdì tutti continuano a tempestarlo di domande, che tutti vogliono sapere perché abbia fatto ciò che ha fatto a Cody Rhodes. Poi aggiunge di aver finalmente parlato con qualcuno capace di fargli capire davvero chi è. La risposta che si dà è secca e terribilmente coerente con la sua versione più spietata: “I’m a killer.”

Da lì chiude con una frase che rilancia la rivalità appena accesa: il wrestling ha più di una famiglia reale.

Kofi prova a reclutare Je’Von Evans, Danhausen maledice Waller

Nel backstage Dragon Lee commenta il match appena perso quando arriva Je’Von Evans. Poco dopo si presenta anche Kofi Kingston, che prova a infilarsi nel discorso con l’aria di chi vuole dispensare consigli, ma in realtà sta cercando di portare Evans nella propria orbita. Il senso del discorso è che in WWE conta anche scegliere con chi stare.

Je’Von però non abbocca e la conversazione si sporca quando Kofi lascia partire qualche stoccata su Dragon. A quel punto si aggiunge anche Grayson Waller, che fa il solito lavoro di attrito e rende tutto ancora più fastidioso.

Nel mezzo del parapiglia spunta Danhausen, che si propone addirittura come nuovo membro del New Day. L’idea viene respinta senza troppa delicatezza e allora Danhausen risponde, indovinate un po’, con una maledizione. Solo che nel caos dell’ultimo scambio il bersaglio si confonde e a restare “colpito” è proprio Waller, usato quasi come scudo.

Stephanie Vaquer supera Raquel Rodriguez

Stephanie Vaquer affronta Raquel Rodriguez in un non title match con Liv Morgan a bordo ring, e fin dai primi minuti è chiaro che per la campionessa non sarà una passeggiata. Raquel imposta la contesa sulla stazza, sui contatti duri e su una gestione molto fisica dello spazio. Usa il paletto, spezza il ritmo di Stephanie e la costringe a rincorrere una partita giocata su binari scomodi per il suo stile.

Vaquer riesce comunque a ritagliarsi un passaggio importante quando trova il Devil’s Kiss, mossa che restituisce un po’ d’inerzia alla campionessa e alza anche il livello della tensione con Liv. Proprio quando Morgan comincia a farsi sentire in modo più invasivo, arriva IYO SKY, che si fionda dritta verso di lei e allarga immediatamente il campo del segmento.

Da lì il caos si mangia il ringside. Raquel prende IYO e la scaraventa oltre il tavolo di commento, Liv finisce sbattuta nell’area del timekeeper e il match continua ugualmente a respirare dentro quel disordine. Nel finale Stephanie prova il crossbody, viene catturata al volo e incassa una spinning slam. Raquel prepara la Tejana Bomb, ma proprio lì Vaquer mostra il lato più sottile del suo wrestling: scivola fuori, chiude in roll-up e si prende il conto di tre. Non una vittoria schiacciante, ma una vittoria di lettura e di tempismo.

Roman Reigns e CM Punk chiudono Raw

Il segmento finale è tutto per Roman Reigns, che entra con la solita postura spavalda. Si fa riconoscere dal pubblico, ricorda il proprio peso da main eventer e poi chiama CM Punk. Il Best in the World sale sul ring e comincia immediatamente a lavorare sotto pelle. Gli rinfaccia l’assenza della settimana precedente, gli rinfaccia di aver mandato avanti gli Usos.

Roman prova a riportare tutto sul proprio asse. Prima ridimensiona Punk, poi allarga il discorso sul proprio status, sul proprio curriculum, sulla distanza che esisterebbe tra uno come lui e uno come l’avversario. Il confronto si fa sempre più personale e sempre meno strategico. Punk insiste, punge, lo costringe a uscire dalla postura da capo tribù e a reagire di pancia.

Quando Reigns arriva a dare a Punk del vecchio, quest’ultimo non aspetta un secondo in più e gli tira un pugno in pieno volto. Da lì entrano dirigenti e sicurezza, ma il danno ormai è fatto. Raw si chiude così, con il caos attorno ai due e la sensazione che tra Roman Reigns e CM Punk il confine tra guerra verbale e scontro fisico sia saltato.

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